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[sticky post] Introduzione al mio LiveJournal

Benvenuti!
Il mio nome è Marge Pendragon e non ho alcuna intenzione di fornirvi altri particolari riguardo la mia persona (in realtà sono la sorella gemella segreta & bellissima & perfettissima di Howl Pendragon, non lo sapevate?). Di blog ne ho avuti parecchi e sotto diverse identità negli ultimi quindici anni, e questo è quello che, al momento, mi soddisfa di più.
Cosa troverete qui?

Innanzitutto, vi proporrò le mie fatiche letterarie: si tratta perlopiù di fanfiction, ma anche qualche sparuto racconto originale.

Di conseguenza vi saranno, non molto frequentemente, articoli sull'arte dello scrivere in generale e segnalazioni di concorsi letterari & affini, per chi avesse voglia, come me, di cimentarsi.

Inoltre, dal momento che chi ama scrivere necessariamente ama leggere, pubblicherò anche recensioni. Queste verteranno sulle mie letture, ma non solo, anche film, anime, fumetti & co potranno comparire. Non vi aspettate ovviamente chissà che recensioni articolate: a volte in duemila parole, altre in cento, si tratta solo di qualche soggettiva riflessione.

Infine, ho inaugurato recentemente un tag dal titolo "esplorando", una sorta di esperimento: quando mi viene un dubbio socio-antropologico-culturale, faccio una piccola ricerca random su Google per vedere cosa ne esce fuori. Vediamo se dura.

Queste sono le rubriche più interessanti, a mio avviso, di questo journal che è del tutto privato e quindi contiene cose che piacciono a me. Vi sono altri contenuti minore - tipo qualche disegno orribile, qualche meme, etc- ma non meritano molto, ve lo assicuro.

Mi piace moltissimo scambiare pareri ed opinioni, quindi sentitevi liberi di commentare come e quando volete qualsiasi post. Au revoir!

Eccoci qua! Da ben due settimane ho cominciato quindi a pubblicare la mia nuova fanfic che, come avranno ben capito quelli che hanno letto i primi due capitoli, è, in due parole, una nuova saga ambientata nell'universo di Avatar, diverse centinaia di anni dopo le saghe di Aang e Korra.

E l'universo c'entra davvero molto, perché si tratta di una versione fantascientifica! Da circa quattrocento anni, infatti, gli esseri umani hanno abbandonato la loro Terra a causa di una Grande Catastrofe Naturale che nessuno però ricorda bene cosa sia, nei dettagli. Vivono in Navi spaziali, organizzate in Flotte, comandate da un Gran Consiglio, vagando tra le stelle alla ricerca di un nuovo pianeta abitabile (insomma, fin qui non mi sono inventata NULLA di originale).

E i domini? E l'Avatar?
Beh, il bello è proprio qui. Nessuno ricorda cosa siano i domini, e non si sa bene neanche perché.

Quindi la mia idea folle, nata un paio di anni fa, è stata: e se in un mondo completamente stravolto, dove nessuno ricorda cosa siano i domini né tantomeno l'esistenza di un Avatar, all'improvviso qualcuno si accorgesse di poter dominare gli elementi?
Ho lasciato questa idea da parte per così tanto tempo perché mi sembrava enorme da sviluppare, e in effetti lo è.

Ma alla fine ho deciso di cominciare a scrivere da alcuni elementi d'ispirazione.




Il primo è senz'altro Battlestar Galactica, serie che sto seguendo assieme al mio compagno da un po'. Non è che la ami alla follia, ma ci piace guardarla insieme senza fretta, un episodio ogni tanto. Questa serie, per ora, mi sta aiutando a immaginare come possa essere la vita di un intero popolo sparpagliato nell'universo.








In secondo luogo, c'è stato questo video:





L'avevo visto tantissimo tempo fa (insieme ad altri video su Avatar, ad esempio sul doppiaggio o la creazione di quel mondo), e l'avevo messo da parte nella mia mente come qualcosa di curioso e simpatico da sapere da parte di un vero fan, come io sono, di questa serie.

Infine qualche mese fa, per motivi del tutto personali, ho cominciato a fare Tai Chi. Sono veramente una principiante e non capisco tantissime cose, ma un giorno ero lì, nella palestra, e c'era veramente un secchio che raccoglieva l'acqua che cadeva da una crepa nel soffitto. Lì, la Diva mi ha cantato subito nella mente e tornata a casa ho buttato giù il primo capitolo. Poi i giorni successivi, in preda alla febbre della scrittura, ho scritto altri cinque o sei. E a questo punto mi sono fermata, ho raccolto le idee e ho cominciato a delinare la trama, l'intreccio, i personaggi, le motivazioni, insomma a fare tutto quel lavoro di progettazione che sono solita fare con le mie storie lunghe.



Queste sono le forme che sto imparando nelle mie lezioni. Quando sono nella palestra, chiudo gli occhi ed immagino davvero di poter dominare l'Acqua e lasciatevelo dire, è una figata!

Ecco come è nata questa storia. Per ora non so quanto lontano mi porterà, il primo libro, Acqua, è tutto nella mia testa, ma poi chissà cosa succederà!
Ecco i link ai primi due capitoli, per chi volesse seguirmi:

LIBRO PRIMO: ACQUA
Capitolo I: Il sole nascente
Capitolo II: La Grande Catastrofe

In futuro scriverò ancora qui sul blog, sulla trama, l'intreccio, le idee, come ho creato i personaggi, come me li immagino, e così via.
Regalo biscotti a chiunque voglia lasciarmi un commento o una recensione, sia qui sul LJ che su EFP.
Saluti!

Per chi ama scrivere, come me, lo scrivere in sé è, piuttosto spesso, una necessità. Inventare storie, trovare le parole adatte per raccontarle, creare personaggi e farli interagire tra loro è qualcosa che facciamo da sempre, noi che scriviamo, che ci viene naturale come mangiare e dormire.
Però è anche vero che, per mille che scrivono, uno solo lo fa come attività principale, nella propria vita. Per tutti gli altri, me compresa, la vita vera è fatta di scuola o di lavoro, di famiglia, amici, fidanzati e/o figli, routine anche bellissime (la mia vita vera è una vita piena), e la scrittura diventa a volte solo un passatempo mentale prima di addormentarsi. È difficile trovare la lucidità, la concentrazione e il tempo di sedersi davanti al computer (o davanti a un quaderno bianco) ogni giorno per scrivere una storia. Ci vuole molta costanza per scrivere qualcosa che valga la pena di essere letto e dieci minuti a settimana non bastano. A volte non bastano neanche due ore la sera, perché dopo dodici ore passate in ufficio, le forze mentali non ci sostengono.


Però a volte ci sono storie che ti scoppiano dentro all’improvviso. Storie che come una caramella di rigiri nella testa da mesi, magari anni, assapori con la lingua l’involucro duro, immaginando solo il sapore che vi sarà all’interno, e poi, un giorno come tanti altri, senza alcun motivo, il dente infrange la scorza dura e nella tua bocca si riversa il succo molle, irresistibile, inimmaginabile del contenuto.
In questi casi non si può far altro che assecondarlo e sedersi a scrivere. Se la storia è potente, creerà per te mille momenti di ispirazione suprema, quei dieci minuti tra la pasta che bolle e l’acqua della doccia basteranno per un intero nuovo paragrafo, e non vi sarà bisogno, il giorno dopo, di rileggere tutto per entrare di nuovo nell’atmosfera, perché la storia continuerà ad andare avanti nella tua testa in ogni momento della giornata.


Ecco, questa enorme premessa per dire che sì, una nuova storia è scoppiata nella mia testa e non mi abbandona, ormai da un mese circa. Una storia che nasce nella mia testa un paio di anni fa, della serie: “Come sarebbe bello se qualcuno avesse l’ispirazione e la costanza per una storia così”, perché io non immagino mai delle short facili, no, per me si tratta sempre di long da trenta capitoli, dieci nuovi personaggi, una guerra inter-mondi, almeno tre fazioni, cattivi che poi diventano buoni e buoni che sembrano buoni ma poi sono cattivi, storie d’amore qui e lì, insomma, una roba che bisognerebbe scrivere solo quella per qualche anno. E quindi niente, me l’ero rigirata nella testa per un po’, ne avevo parlato con qualcuno (credo kuruccha), e poi basta.
E invece, complice la visione di Battlestar Galactica di questo periodo, e la lettura di Stephen King, che mi sta ispirando molto quanto a strutture narrative, eccomi qui.
Ho trovato la forma adatta a me per questa storia; forse, fossi stata un’autrice prolissa, capace di immergersi completamente nella propria storia, avrei potuto partorire milioni di parole, come ad esempio fa Ellephedre nella sua bellissima saga. Ma io no, ora non posso scrivere una cosa così, perché non ne ho il tempo e la capacità; tuttavia questa storia mi chiama, quindi ho optato per capitoli brevi, molta azione e poche riflessioni, poche presentazioni e spiegazioni e una trama che si porta avanti da sola e ci penserà poi, a spiegare bene cosa sta succedendo. Bisogna prenderla così, con un po’ di fiducia iniziale.

E poi, a ben pensarci, questo è Avatar: non sappiamo nulla di questo mondo, quando Sokka e Katara trovano Aang nell’iceberg e solo pian pianino la realtà si svela, in piccoli episodi da venti minuti. Pensate alla bellezza di Iroh, la sua disperazione personale svelata solo molto dopo, il suo riscatto finale nella battaglia di Ba Sing See. Se fin dall’inizio ci avessero raccontato di Lu Ten, non avrebbe avuto il suo fascino, non trovate?
Ecco, la mia fanfic sarà così: fandom Avatar, capitoli brevi, un nuovo mondo da esplorare, domini da scoprire. Un’idea folle e galattica, nel vero senso della parola.
Comincerò ben presto a pubblicarla ma, come sempre, preferisco portarmi un po’ avanti nella stesura, per non rischiare di terminare l’ispirazione e lasciare una storia incompiuta. Se tutto procede, comincerò a pubblicare i capitoli a Gennaio 2017, uno a settimana, e così ci faremo compagnia tutto l’anno. Che ne pensate?

(Sto ancora cercando il titolo, di questa storia, ma quando l'avrò ne farò ovviamente una tag, così sarà facile da seguire).
La prima puntata della sesta comincia con l’apparizione sullo schermo di colui che, dopo questo rewatch, ho deciso di decretare campione di figaggine assoluta: il dr. Luka Kovac. Di motivi ce ne sono molti, ma per il momento godiamoci solamente il suo sorriso e il suo bel volto. Kovac comincia come consulente esterno, cioè uno che nel suo paese d’origine, la Croazia, è già specializzato in Medicina d’Urgenza, ma qui a Chicago abita in una barca sul fiume e si accontenta di fare qualche turno ogni tanto quando c’è mancanza di personale. Dai primi discorsi che fa si capisce che già da un po’ lavora in questo modo al County (finalmente abbiamo la sensazione che oltre quei quattro medici e infermieri protagonisti del telefilm ci sia qualcun altro che fa il suo dovere laggiù), solo dopo verrà assunto a pieno titolo da Kerry, ora nuovo capo del pronto soccorso.

Nel frattempo Carol lievita sempre di più assieme ai due bambini che si porta in grembo. Forse si sente un po’ sola, forse spaventata dal dover far tutto da sola, Luka è davvero bello e molto gentile e disponibile e non gli par vero di trovare una single pronta a diventare madre (capiremo più avanti che Luka nella vita cerca solo questo: una donna da far diventare madre), insomma, da cosa nasce cosa ma per il momento i due diventano solo grandi amici. Il giorno del Ringraziamento Carol finalmente partorisce le sue due gemelle, Tess e Kate, ovviamente non senza una rocambolesca avventura: svenimento sulle scale della metropolitana, salvataggio da parte di Luka che casualmente passa da quelle parti, parto spontaneo della prima bimba, super complicanza e successivo taglio cesareo con emorragia della seconda, fino al lieto fine. Accanto a lei, sparito Luka per pudore, c’è Mark. Doug non pervenuto. Alla fine della puntata si intuisce che Carol lo chiamerà per informarlo (e qui ho una bella ideuzza per una fanfic, devo solo trovare il momento giusto per buttarla giù). Compare in questa occasione per la prima volta Abby Lockart, infermiera di sala parto che aiuta Carol, nonché studentessa di medicina al terzo anno. Poco dopo arriva in pronto soccorso per il suo tirocinio. Abby ha un passato complicato: un ex-marito che le paga gli studi perché lei, all’epoca, gli aveva permesso di studiare a sua volta; ex-alcolista; figlia di una bipolare molto simpatica quanto matta, ha un carattere chiuso, cupo, ma sa essere anche molto testarda e forte. Un personaggio che non sono riuscita ad amare del tutto mai fino alla fine, pur suscitando in me sempre tanta curiosità e ammirazione, assieme all’odio per le sue mille ricadute stupide. Ma tutto questo accadrà in futuro, assieme a molto altro, quindi non affrettiamo le cose.

Nel frattempo decolla anche la storia tra Mark ed Elizabeth, senza grande passione ma una profonda intesa. La madre di Mark muore e suo padre si trasferisce per un periodo da lui, perché malato. Ha persino una breve storia di passione con la madre di Elizabeth, poi muore subito dopo aver ritrovato, finalmente, l’intesa con il figlio.
Corday, dal canto suo, finalmente riesce a far decollare la sua carriera e ricomincia a fare la grande chirurga.
Jeany sposa Reggie, un poliziotto innamoratissimo di lei, adotta un neonato di colore con l’HIV e decide di lasciare il lavoro per seguirlo meglio, così, dopo aver smosso mari e monti per essere riassunta, tutta felice si mette a far la mogliettina/madre di famiglia e scompare dal cast.
Carter si fa la ex moglie di suo cugino che però si allontana da lui quando scopre di avere un tumore al seno. A Carter piacciono sempre le donne più grandi di lui (problemi con la madre?). Compare Dave Malucci, un nuovo specializzando che non fa nulla per farsi voler bene e infatti sparirà la prossima serie, mai rimpianto.

In questa stagione compare anche Cleo Finch, una specializzanda al secondo anno di pediatria, da me eletta donna più sexy delle 15 serie al completo, una che trasuda sesso dagli occhi ma in questa serie non fa molto tranne commettere un paio di gravi errori medici. Inoltre torna Jing-Mei Chen, detta Deb, antipatica come nella prima serie, ora specializzanda al terzo anno.

Ho tenuto per la fine l’arco narrativo più struggente della serie nonché uno dei peggiori di ER in assoluto: Lucy Knight. La ragazza continua la sua rotazione in vari reparti come studentessa di medicina fino a finire in psichiatria. Chiamata quindi come consulente in pronto soccorso per il caso di un giovane ragazzo con un insolito mal di testa, gli diagnostica una schizofrenia ma viene sottovalutata da Carter. Peccato che il paziente, Sobriki, sia davvero uno schizofrenico e in un momento di squilibrio psichico accoltelli sia Carter che Lucy. La puntata finisce con un bel cliffhanger in cui Carter, sanguinante, cade a terra e, senza potersi muovere, vede accanto a lui la ragazza in una pozza di sangue. Nella successiva entrambi vengono trovati e salvati, ma più tardi Lucy ha una complicanza (un’embolia polmonare, come lei stessa comprende) e gli sforzi di Romani e Elizabeth di salvarle la vita sono vani.
La morte di Lucy devasta tutti i personaggi (nonché gli spettatori), ma ovviamente il più colpito è Carter che, dopo una lunga convalescenza, torna a lavoro segretamente dipendente da antidolorifici. Il dolore, sia fisico che spirituale, di John è così forte che comincia a rubare oppiacei e altri farmaci in ospedale, diviene poco affidabile sul lavoro e finalmente viene scoperto da Kerry e Mark. Insieme decidono di obbligarlo a disintossicarsi, nonostante lui neghi e si senta anzi attaccato da chi credeva fosse un suo amico. È Benton, alla fine, a risolvere la situazione, prendendolo di peso in una bellissima scena tra lacrime, pugni e abbracci, e portandolo fino all’ospedale dove Carter rimarrà a disintossicarsi per qualche mese.

Nel frattempo Luka aiuta molto Carol con le bambine, finalmente le racconta il suo passato (la moglie e due figli morti durante la guerra in Croazia) e i due diventano molto vicini fino a scambiarsi un paio di casti baci sulle labbra; è evidente che Luka le muore dietro, ma Carol, grazie alla storia di una famiglia di pazienti, capisce di voler stare vicino a Doug e finalmente si trasferisce a Seattle da lui. Famosissima la scena finale in cui lei arriva e un Doug un po’ sovrappeso la accoglie con il suo, nonostante tutto, splendido sorriso. E così anche Carol scompare dal cast. Mi mancherà molto.

Questa è la sesta serie, un bel punto di svolta per la scomparsa di alcuni personaggi storici e l’arrivo di altri che diventeranno colonne portanti del cast. Non si può negare inoltre che questa sia uno spartiacque, che da qui in poi nulla sarà come prima (sensazione che crescerà fino a essere completa alla fine dell’ottava). Credo che la quinta e la sesta siano state, in generale, le mie due serie preferite.
Alla prossima! 

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Nel primo episodio di questa stagione compare uno dei personaggi che credo sia tra i più universalmente amati di ER: Lucy Knight, dolcissima studentessa di medicina con un bel caratterino, al suo primo tirocinio in pronto soccorso. Credo che tutti conoscano la sua storia e comunque il grande spoiler su Lucy appartiene alla prossima serie, quindi per questa basti dire che lei e Carter non vanno propriamente d’accordo (lui è il suo mentore del tirocinio), ma alla fine trovano modo di far funzionare le cose, soprattutto perché, al di là degli scontri personali, Lucy è una studentessa molto in gamba. Si scambiano un bacio che ha fatto impazzire torme di fanwriter, ma i due decidono di non dargli peso, soprattutto visti i ruoli che ricoprono. Verso la fine della serie comincia la sua rotazione in psichiatria (attenta, Lucy…)

C’è da dire che il povero Carter è sicuramente abbattuto per la partenza di Anna, che non compare mai ma viene solo nominata a inizio stagione: ha deciso di seguire il suo non-più-ex ex-tossico e John non l’ha presa proprio benissimo. In questa serie finisce il periodo “Carter naive” e comincia quello “Carter dannato” che continuerà più o meno fino alla quindicesima serie. Questo personaggio conosce davvero tanti cambiamenti di personalità, tutti abbastanza ben sviluppati, durante lo svolgersi dei fatti, ma personalmente ho sempre preferito il Carter più leggero e ingenuo delle prime stagioni. Simbolo di tutto ciò è la lunga barba incolta che John sfoggia a inizio stagione, e che viene rasa al suolo qualche puntata più tardi dopo un caso piuttosto difficile.

Dopo aver perso, a causa di Lucy, la sua stanza nello studentato Carter subaffitta una camera niente di meno che a Kerry Weaver, e tra i due comincia una strana amicizia. È una delle prime volte che Kerry si apre, dopo Jeanie, con un collega (sottoposto, per di più). È uno sviluppo interessante di questi due personaggi, forse poco sfruttato.

Benton si dà da fare per Reece e la sua sordità; la sua storia con Elizabeth ha alti e bassi, ma alla fine termina proprio perché lui sente di doversi dedicare a suo figlio con maggior impegno e senza distrazioni. È un peccato, perché come coppia mi sono piaciuti sempre moltissimo. Lei inoltre vive momenti difficili perché è stata retrocessa a interna, nonostante le sue ottime capacità chirurgiche. Alla fine della serie Carla comunica a Benton di volersi trasferire in Germania con il marito e di voler portare con sé Reece, quindi Benton comincia una causa di affidamento.

Mark tratta Moubalage e sua moglie, un uomo di origini africane dal passato complicato. È una storia dolce e molto bella, nella scia delle “denunce sociali” di ER, un aspetto che ho sempre amato molto di questa serie. Di queste fa parte anche l’episodio 16, che divide idealmente a metà questa stagione (Doug è appena andato via): Benton viene mandato in una provincia abitata principalmente da neri, poverissimi, a sostituire il medico locale per un certo periodo. Inizialmente Peter si trova molto male, privo com’è di forniture mediche decenti, ma alla fine riesce a farsi amare e aiutare la popolazione, fino a portare con sé a Chicago una bambina che ha bisogno di un intervento cardiaco. Questo episodio è il primo a carattere medico che si svolge lontano da Chicago e, almeno per me, è chiaramente una prova degli sceneggiatori prima di introdurre il ciclo africano; evidentemente piacque al pubblico. Io non lo ricordavo affatto e l’ho apprezzato molto.

Kerry vorrebbe il posto di capo del pronto soccorso, ma per il momento viene nominata una tale Amanda Lee, che dura solo poche puntate: si scopre che è una psicopatica la quale ha fatto solo finta di essere un medico. Kerry, pur di non dare a te quel posto, lo darebbero perfino a me!
Kerry continua a cercare sua madre biologica senza risultati.

Veniamo, infine, a Carol e Doug. Anche in questa serie, inizialmente, ci sono mille momenti fluffosi e amorosi fra loro, di quelli che facevano la mia giornata quand’ero bambina (sì sì, solo quando ero bambina…). Dopo un ritardo mestruale imprevisto, i due cominciano perfino a programmare di avere un bambino. I dialoghi tra loro, perfino quando si dicono che tutto sommato potrebbero fare un figlio insieme, sono fissi nella mia testa da anni; sono una coppia così poco scontata! Li adoro e vi invito tutti a cercare su YT i video.

Doug comincia il suo progetto di pronto soccorso pediatrico, nonostante i paletti imposti da Kerry, e Jeanie chiede di poter collaborare con lui. Il progetto funziona bene finché non viene coinvolto nella storia di Joi, madre di un bimbo con una malattia terminale. La donna e suo figlio occupano praticamente tutta la prima metà della stagione; Carol e Doug fanno di tutto per aiutarli, perfino procurare una serie di macchinari per il controllo del dolore a domicilio; il bambino però soffre comunque moltissimo quindi Doug, senza coinvolgere Carol, svela alla madre il codice segreto per aumentare la dose di antidolorifici a livelli mortali, di fatto aiutando Joi a porre fine definitivamente alle sofferenze del bambino. Questa è evidentemente l’ultima infrazione delle regole che Doug può permettersi, e rassegna le sue dimissioni per trasferirsi a Seattle. Lui e Carol dapprima litigano perché, come sempre, Doug non ha pensato alle conseguenze: il macchinario era stato affittato tramite l’ambulatorio per poveri di Carol, che quindi rischia di chiudere lasciando senza assistenza tantissimi pazienti. Alla fine, però, Doug chiede a Carol di seguirlo a Seattle, ricominciare insieme da un’altra parte. Carol non vuole lasciare Chicago e la scena d’addio fra loro è b-e-l-l-i-s-s-i-m-a. Io l’ho guardata in italiano, inglese e francese per notare tutte le differenze di traduzione e le sottili implicazioni che una diversa sfumatura può implicare (“I love you” e “amore mio” non sono esattamente la stessa cosa, no?). Potrei forse fare un post da psicopatica apposta per tale analisi approfondita.

Pochi episodi dopo, Carol scopre di essere incinta di due gemelli e decide di portare avanti la gravidanza senza dire nulla a Doug, con il quale hanno deciso di non sentirsi per un po’.
E niente, la storia di Carol e Doug finisce così.
Per questa serie, almeno.

Verso la fine della stagione, Mark ed Elizabeth cominciano ad uscire insieme ed infine si baciano. L’inizio della loro storia è debole, poco passionale, calmo. Non me lo ricordavo e non mi è piaciuto molto, ma tutti sappiamo come andrà a finire.

Questa serie è particolare. L’ho amata e odiata in egual modo principalmente per la storia tra Doug e Carol; tutto il resto è interessante ma non accade niente altro di epocale. Ma non vi preoccupate… la sesta arriva presto e con lei tanto testosterone di pregevole qualità per rimpiazzare il fu George Clooney (qualcuno ha detto Croazia?), insieme a una quantità non indifferente di lacrime. A presto! 

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Non l'ho mai presentata qui sul livejournal, ho pensato che è giunta l'ora. In questo periodo non ho scritto praticamente nulla, ma questa mi è davvero uscita dalle dita e ne vado molto fiera, perché è la prima volta che scrivo di qualcosa di medico (sperando di non aver messo qualche cazzata immane).

E' una missing moment della 3x22, comincia subito dalla scena del bacio tra Doug e Carol ed esplora un po' le pippe mentali di lei e la decisione infine di ricominciare con lui. Nulla di che, ho solo voluto strutturarla come un episodio di ER quindi intercalando alla parte riflessiva (sapete che non mi piacciono le Introspettive semplici) scene di pazienti e vita normale nel pronto soccorso del County.
Grazie a kuruccha per il beta-reading!

Come progetti futuri ho almeno un altro paio di storielle su ER, se mai avrò il tempo. Una sarà su Carol e Doug dopo la nascita delle bimbe, poi comincierò qualcosa su Luka e Abby.

Leggetela, se ve la siete persa quando l'ho pubblicata su EFP, e fatemi sapere se vi è piaciuta!

Scelte.

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Ho scritto questo post mesi fa, ma per vari casini (principalmente la fine delle mie ore libere a disposizione giornaliere causa lavoro) ho rimandato la pubblicazione. Sono una però che odia lasciare i progetti a metà, quindi continuerò a scrivere queste recensioni/sinossi delle stagioni di ER, a maggior ragione ora che ho terminato di rivederlo tutto, tra molte lacrime e momenti di gioia.
Buona lettura, quindi, e fatemi sapere cosa vi ricordate maggiormente di questa favolosa quarta stagione :)


La quarta stagione è quella che, finora, mi è piaciuta di più (mentre scrivo sono arrivata all’ottava).
Ci sono due nuovi personaggi: una è Anna Del Amico, una assistente (credo) di pediatria, bella e con una voce, nel doppiaggio italiano, davvero sexy. Anna è una ragazza normale, che vive del suo lavoro con qualche stento, molto energica e sincera. Ovviamente Carter si invaghisce di lei, ma Anna ha un ex fidanzato ex drogato con il quale non ha chiuso del tutto; la sua esperienza però serve a Carter quando deve soccorrere il cugino Chase, che si fa di eroina. Fra Anna e Carter in tutto c’è praticamente solo un bacio a stampo. Carter inoltre in questa stagione decide di lasciare chirurgia e passare a medicina d’urgenza. Benton non la prende bene.
Il secondo nuovo personaggio è lei, la donna del mio cuoricino: Elizabeth Corday! La amavo tantissimo da bambina e non posso che amarla di più ora che lei e River Song hanno lo stesso volto (e sono simili anche di carattere). Dunque, Elizabeth è un chirurgo inglese, è venuta a Chicago per seguire Romano, un grande chirurgo capo molto bravo quanto stronzo e misogino. Il bello di Elizabeth è che non te la manda a dire, sarà humor inglese o chissà cosa, ma è limpida nell’affermare cosa esattamente le passa per la testa. Memorabile la sua proposta di coito a Benton, mentre, a mensa, sbuccia un uovo sodo: “Stavo pensando, io sono una donna, tu sei un uomo… perché no?” Il suo “perché no?” è diventato un mantra tra me e mia madre, ogni tanto ce lo diciamo a vicenda con lo stesso tono e questo accade da circa vent’anni. Benton e Elizabeth hanno dunque una breve storia, sono abbastanza ben assortiti anche se la famiglia di lui non è affatto contenta perché lei è bianca. Verso la fine della serie Elizabeth rifiuta di uscire con Romano, che è chiaramente invaghito di lei, dicendo che non vuole mischiare lavoro e sentimento; quando lui scopre la tresca con Benton non le rinnova la borsa di studio e lei deve ricominciare l’anno come interno (una specie di specializzando all’inizio, una posizione molto inferiore alle sue capacità).
Benton comincia a fare il padre. Vengono fuori i problemi di sordità del piccolo Reece.
Jeanie ha dei problemi a lavoro a causa della sua sieropositività. Lei e Al vanno d’amore e d’accordo ma lui ha una visione molto diversa sul fare coming out con amici e colleghi e trova lavoro ad Atlanta, dove potrà ricominciare da zero. Inoltre Kerry pensa bene di licenziarla nell’ottica di tagli imposti sul personale, solo perché Jeanie è l’ultima arrivata. Lei però non vuole assolutamente lasciare il pronto soccorso, quindi fa causa per discriminazione aiutata da Meggy Doyle, un’assistente di medicina d’urgenza al secondo anno gay. Jeanie viene riassunta e torna a lavoro, ma i rapporti tra lei e Kerry sono un po’ rovinati. Inoltre Jeanie si occupa del figlio di Anspaugh, Scott, malato di tumore. Lo assisterà fino alla fine.
Kerry nel frattempo ha una storia con un medico, Ellis West, il quale fa parte di una società che si occupa di prendere in carico i bilanci degli ospedali per risanarli. Verso la fine della serie si lasciano con il dubbio che lui l’abbia solo sfruttata per avere l’appalto nel suo reparto.
Mark si riprende a fatica dal suo pestaggio, è scontroso e aggressivo, molto diverso dal suo solito. Ha una storia con Cynthia Hooper, la nuova addetta all’accettazione; lei è molto scema e frivola ma lo coccola e forse lui si lascia coinvolgere un po’ troppo. In seguito si scopre che lei ha un figlio dato in adozione. La loro storia finisce quando lei cerca di infilarsi nelle sue storie familiari.
Ed ora, veniamo al succo di questa serie. So che avete letto fin qui chiedendovi solamente: “Scusa, ma Doug e Carol dove li hai lasciati?” Quando mangio un piatto composto, mi piace lasciare ciò che amo di più alla fine.
Allora, questa serie è piena zeppa di super fluff tra loro due, bacini rubati, abbracci nelle salette del pronto soccorso, interi discorsi fatti a labbra appiccicate… insomma, tutta la mia educazione romantica adolescenziale passa per questa serie (insieme a Lois/Clark e Eva Kant/Diabolik). Inizialmente i due vogliono tenere la loro storia segreta, perché Carol non è ancora sicura di potersi fidare del tutto. Anche Mark è all’oscuro della loro storia, fino a quando non muore il padre di Doug.
C’è quindi questa puntata eccezionale in cui Doug e Mark partono per raggiungere il posto dove Ray è morto in un incidente stradale. Lì scoprono che lui aveva una nuova moglie e forse anche un figlio. Doug è ovviamente in balia di sentimenti contrastanti, inoltre gli manca Carol a cui ha detto, subito prima di partire, che l’ama, per la prima volta. Mark lo sente parlare al telefono con una donna e lo prende in giro chiedendogli chi sia; nomina tutte quelle che lavorano al pronto soccorso finché, finalmente, Doug non confessa che è Carol. Dopodiché i due raggiungono i genitori di Mark: lei, ipertesa, donna del focolare un po’ vittima di lui, burbero e con l’enfisema. Mark e Doug discutono dei rispettivi ruoli come figli di padri diversi, ma poi fanno pace. Sulla via del ritorno compare anche Carol (scena bellissima), venuta a portare conforto al povero Doug. Insieme i tre spargono le ceneri di Ray. Al ritorno in ospedale, qualche giorno dopo, Carol decide di rivelare a tutti la loro storia. Nessuno è sorpreso (tranne quello scemo di Carter che non aveva capito nulla) e Doug ne approfitta per chiederle, davanti a tutti, se vuole sposarlo.
Doug è quindi fuori di sé, vorrebbe sposarla tipo subito, la assilla con le preparazioni e le organizza un matrimonio a sorpresa un pomeriggio. Peccato che Carol si scordi di andarci e passi la sera su un tetto con un pompiere dal quale, alla fine, si fa pure baciare. Quando glielo racconta Doug la prende un po’ male.  La La puntta dopo però decide di perdonarla e le dice che l’aspetterà tutto il tempo di cui lei avrà bisogno. Ma mi sto dilungando troppo! Questi due mi rapiscono i neuroni. Dunque, oltre alla bella storia d’amore, Carol riesce ad aprire un ambulatorio gratuito per i poveri con i fondi della nonna di Carter.  Doug ha i suoi soliti problemi con Kerry e in generale con le regole, ma comincia a pensare a un pronto soccorso esclusivamente pediatrico di cui potrebbe essere il capo. Ovviamente, come in ogni stagione, c’è un bambino che solo lui, e solo infrangendo le regole, può curare. Carol lo aiuta e entrambi vengono redarguiti pesantemente quando scoperti, salvo poi che il bambino si rimette benissimo.
La serie termina senza alcun climax particolare, però è stata tutta talmente bella che non si può far altro che zompare felici alla successiva!

PS: se vi interessano, su YT ci sono diversi video “Carol e Doug season 4” che, se li avessi avuti a disposizione a 13 anni, avrei smesso di uscire di casa…

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La terza serie la si vede così: con il fiato sospeso, calcolando ogni singola mossa di Doug e Carol, con il batticuore ad ogni avvicinamento, ogni parola sempre più dolce, sempre più profonda. Pur senza sapere cosa fosse una fan girl, quando avevo 11 anni ero proprio questo: impazzivo per questi momenti. Li ricordo tutti uno per uno. Doug comincia a diventare un bravo ragazzo a causa di un tragico evento: una donna con cui ha appena speso la notte, di cui non sa neanche il nome, muore di epilessia mista ad abuso di droghe mentre lui la sta riaccompagnando a casa. Il tentativo di salvarla portandola al PS è inutile. Doug viene additato da tutti, Carol compresa, quasi fosse colpa sua; però poi, appunto, capisce di essere andato un po’ troppo oltre e smette di fare il latin lover. In questo modo si riavvicina a Carol, che nel frattempo anche ha deciso di lasciar perdere per un po’ i maschietti e si dedica allo studio della medicina, sempre sostenuta e aiutata da Doug; alla fine comunque decide di essere una brava infermiera e rinuncia alla scuola di medicina.

Visto che Doug fa il bravo ragazzo, il ruolo del dannato viene affidato al povero Mark; all’inizio della serie Susan decide di lasciare Chicago per raggiungere Chloe e Susie. Dopo mille tentennamenti che manco un quindicenne alla prima cotta, Mark, proprio all’ultimo momento, alla stazione dei treni, le confessa che la ama. Lei ricambia e lo bacia, ma evidentemente ama di più la piccola Susie, quindi parte lo stesso lasciandolo depresso. Poco dopo si consola con una breve storia di sesso con l’infermiera Chuny Marquez, ma poi succede il fattaccio del pestaggio di Mark in ospedale ad opera di ignoti (altro episodio che ricordavo a memoria), quindi lui diventa insicuro, quasi violento, chiuso. Si allontana dai suoi amici e rifiuta di farsi aiutare.

Carter è finalmente un resident di chirurgia (cioè uno specializzando al primo anno), assieme a un ragazzo di colore di nome Dennis Grant. Benton è il loro supervisore ed è super esigente, tanto che Dennis si deprime parecchio. Un giorno Dennis arriva in fin di vita in ospedale (la scena in cui lo chiamano con il cercapersone e si accorgono che il paziente ridotto malissimo è proprio lui è simile alla scena della morte di O’Malley di Grey’s Anatomy): è caduto sotto al treno della metropolitana e non si saprà mai se è stato un incidente o un suicidio. Carter si deprime parecchio per la sua morte e incolpa Benton di essere stato troppo severo e se stesso per non aver fatto nulla per capire quanto grave fosse la situazione. Inoltre in questa serie Carter ha una storia con una chirurga pediatrica che ha almeno dieci anni più di lui, Abby Keaton (a Carter sono sempre piaciute quelle più grandi, non scordiamoci che nella prima stagione tenta anche di baciare Susan). Ovviamente tengono nascosta la cosa perché lei è il capo di lui e di Benton, però poi parte per fare la missionaria in qualche sperduto paese africano e dimentica il povero Carter piuttosto velocemente.

Benton nel frattempo ha ben altri problemi: il suo test HIV è fortunatamente negativo, così per festeggiare frequenta per un po’ una donna di nome Carla Reece, la quale è una sempliciotta ma molto simpatica e gestisce un ristorante caraibico. Lei se lo mangia con gli occhi e probabilmente anche letteralmente (non è proprio un figurino), tanto da rimanere incinta. Decide di portare avanti la gravidanza senza dirgli nulla, però quando Peter lo scopre decide di assumersi le sue responsabilità e fare il padre. Purtroppo il bimbo nasce molto prematuro e rischia la vita; Benton, dapprima molto indeciso, alla sua vista si innamora perdutamente di quel cosino nero (e vorrei vedere, è bellissimo), che viene chiamato Reece Benton. Fortunatamente va tutto bene e comincia la vita di Benton come padre (e io lo adoro sempre di più).

Jeanie invece ha qualche problema a lavoro quando rivela il suo stato di HIV positiva; nel frattempo, dopo un momento difficile, comincia  a uscire con un gentilissimo dottore di malattie infettive, scopre che può avere ancora una vita romantica e sessuale nonostante la sua malattia. Non si capisce bene perché alla fine della serie molla il dottore carino per tornare con Al, l’ex marito nonché causa della sua infezione. Nessuno la capisce, neanche la Weaver che l’ha sempre supportata, lei però sembra felice. Jeanie mi piaceva quando ero bambina, ma questa volta non sono proprio riuscita a capire nessuna delle sue scelte.

Uno degli eventi che fa riavvicinare Carol e Doug è la vicenda si Charlie, una tredicenne che vive per strada, si droga, si prostituisce e diventa il caso-disperato-da-salvare della stagione. Purtroppo Charlie fa una finaccia, però Carol si intenerisce a vedere come Doug tenga alla ragazzina.

Quindi, come può finire questa stagione se non con quel bacio che tutti aspettiamo da ormai più di 60 episodi? Lascio qui sotto la scena, dura pochi minuti e io, quando ho capito che stava per succedere (esattamente come mi ricordavo da bambina), ho quasi avuto un infarto.


Bonus della stagione: l’appendicite di Benton, che viene operata da Carter. Geniale rivincita.
Alla prossima stagione, che sarà l’amore e lo zucchero e il tutto più tutto che ci sia! 

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La seconda stagione è stata trasmessa tra il 1995 e il 1996 e racconta l’anno successivo.
Ed eccola arrivare, col suo passo inconfondibile, proprio in principio di puntata: è Kerry Weaver! In questa serie è il nuovo capo degli assistenti, non è ancora un personaggio principale ma un comprimario, ma come non si può amarla da subito per il suo caschetto arancione e la sua immensa, fantastica, meravigliosa stronzaggine?


Carter è al quarto anno di medicina, che sarebbe l’ultimo negli States. Fa il suo tirocinio in Chirurgia, branca che poi sceglie per la specializzazione; da subito fa un po’ l’indeciso con Medicina d’urgenza, tiene il piede in due staffe, fa perdere la pazienza più volte al povero Benton che è il suo maestro, ma alla fine viene preso in Chirurgia. Nel frattempo ha una storia con Harper, un’altra studentessa di medicina bionda e con una frangia decisamente eccessiva. Harper è piuttosto scialba e presto scomparirà dal cast, mai compianta; il suo unico pregio è di essere riuscita a farsi Ross prima di Carter, il che pone l’amletico quesito mai risolto: come si può andare a letto con Doug Ross e poi accontentarsi di un ventiquattrenne Carter? Come può Carter, inoltre, continuare a stare con lei senza soffrire di un immenso senso d’inferiorità?

Mark si avvia con la sua indecisione tipica verso il divorzio. La sua carriera spicca il volo, non è più assistente ma in qualche modo che non ho capito diventa un medico vero e gli offrono un buon posto; lui accetta e quindi per ripicca la moglie accetta un posto in una cittadina a due ore di distanza. Finalmente divorzia (lei lo tradisce!) e vien fuori che prima di lei non ha mai avuto altre donne quindi, dopo una bella presa per il culo generale, comincia finalmente a vedere qualche altra donna. Il suo fido consigliere è ovviamente Doug, che di donne se ne sarà fatte tremila almeno dall’inizio della prima serie nonostante il suo continuo struggimento per Carol. Ross comunque nel frattempo ne combina un po’ a lavoro perché non segue i vari protocolli e vogliono farlo fuori; provvidenzialmente salva un paio di bambini incastrati in un tunnel, diventa famoso perché la TV lo riprende e viene quindi perdonato. Questo non sarà che il primo di mille episodi in cui Doug rischia il posto perché è allergico alle regole, e vedremo come questo suo atteggiamento… no, non anticipo nulla, atteniamoci alla seconda stagione! Dunque, ricompare anche suo padre, un tipino affascinante e poco raccomandabile che ha dotato sua moglie negli anni di diversi cesti di corna. Doug non lo vede da decenni e giustamente non lo accoglie proprio a braccia aperte; così alla fine per sfregio va anche a letto con una quarantenne che è il capo nonché l’amante del padre. A me farebbe un po’ schifo, ma contenti loro…
(Mi pare che nella prima serie Doug dica, in un paio di occasioni, che ha un figlio di otto anni che non ha mai conosciuto. Plot hole, mai più ricomparso. Peccato, sarebbe stato uno sviluppo interessante. Fic…? Mumble mumble.)

Carol nel frattempo si consola con un tale Shep, un paramedico dell’ambulanza. Lui inizialmente è divertente e le va molto dietro, così lei cede. Compra una casa disastrata dove lui si trasferisce praticamente subito. Shep è super coinvolto e innamorato, le dice perfino che la ama, e lei resta a bocca aperta e per evitare di rispondergli lo bacia – una di quelle cose che da bambina mi sarei annotata sul quadernino di ER – sì, ne avevo uno – per portarla come prova a Doug nei miei sogni. Aspetta, lo sto forse facendo anche adesso? Doug 3 – Shep 0.
Beh, segue puntata tragicissima in cui il compagno/collega di Shep muore per delle ustioni gravissime riportate durante il lavoro in un incendio (puntata che ricordavo a memoria dalla mia infanzia). Shep si sente un po’ responsabile, si deprime, diviene violento e scostante e la sua storia con Carol finisce. Lei non ne soffre poi tanto, il sospetto che lui sia stato un po’ un passatempo si riconferma. Doug 4 – Shep game over.

La povera Susan, nel frattempo, vive una bella tragedia anche lei. All’inizio accoglie Chloe e Susie nella sua casa, cerca di far tornare sulla retta via la sorella e nel frattempo le mantiene entrambe, ma Chloe davvero non ce la fa e se ne scappa assieme a un’amica. Susan tiene la bambina, la cresce, la coccola, mette anche in secondo piano la sua carriera e poi… quella deficiente di Chloe torna, ingrassata e a suo dire ripulita, sposata con un poliziotto conosciuto agli AA (che storia romantica), e vuole indietro la bambina. Inoltre, siccome il maritino lavora in un’altra città, fa armi e bagagli e se la porta via. Insomma, Susan cade nella depressione più nera, sogna sonaglini e peluche, parla da sola (o con uno psicologo, non si capisce bene) e neanche la più vera e profonda amicizia con Mark riesce a tirarle su il morale. A mio parere, pure giustamente. Non amo Susan ma questa storia mi ha fatto intristire parecchio.

Poi ci sono Benton e Jeanie. La loro storia finisce praticamente subito per i sensi di colpa di lei nei confronti del marito – salvo poi divorziare comunque. Peccato poi che Al si fa diagnosticare l’HIV, proprio mentre Jeanie comincia a lavorare anche lei, toh il caso, al pronto soccorso del policlinico come paramedico – o qualcosa del genere, una via di mezzo tra un medico e un’infermiera, una cosa che qui in Italia non esiste. Comunque Jeanie la prende fin troppo bene, si fa il test e mente sul risultato, però, siccome è buona e sincera, va da Benton a raccontargli tutto. Benton, ovviamente, si fa mille pare mentali per via della carriera, la sua vita, etc, anche perché il lavoro non è che gli vada benissimo: è stato dapprima accolto a braccia aperte nel team di vascolare, salvo poi scoprire che il professorone chirurgo falsa i risultati di una ricerca scientifica.
La serie finisce in bellezza con la laurea di Carter, un evento da farmi piangere di commozione se non fosse che il bravo John non ci va per rimanere con un paziente. John Carter, M.D., sei sulla buona strada <3 

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INTRODUZIONE: Visto che passo praticamente tutto il mio tempo libero in questo rewatch, ho pensato: perché non approfittare di questo ritorno di fiamma e fare una recensione/riassunto? Ovviamente non posso farlo di ogni episodio, ma ho deciso di scriverne uno per stagione. Vediamo se ho la costanza di arrivare all'ultima.
Tutto ciò è inoltre a beneficio di kuruccha, visto che continua a resistere ai miei tentativi di farla ricadere nel tunnel. Dovrai betare le mie fic (che sono in arrivo, almeno una), ti conviene quindi ricordarti bene la trama! Visto come sono buona?
Et voilà, on commence avec la première!


La prima serie viene trasmessa nel 1994 e quindi supponiamo che sia ambientata tipo un paio d’anni prima – e si vede. Mark Greene è Assistente Capo e ha un po’ di capelli; Doug Ross invece è Assistente in Pediatria e ha una pettinatura decisamente allucinante. Carol fa la capo infermiera e compare un ventitreenne Carter che è studente di medicina al terzo anno, e poi c’è Susan, che sarebbe Assistente al secondo anno. Mi sono un po’ persa sul sistema americano, quel che ho capito è che Carter è studente quasi laureato che sta lì a fare un tirocinio, mentre assistente vuol dire specializzando, quindi, in definitiva, il pronto soccorso del policlinico di Chicago sembra abitato esclusivamente da medici in formazioni, i medici veri non si sa dove sono finiti, quella con più esperienza è praticamente l’infermiera Lydia che, per citare qualcuno che mi lasciava commenti su FB qualche giorno fa, è la mejo perché c’ha una pettinatura improbabile, 60 anni per gamba ma riesce a sposarsi e lo fa perfino nella sala d’attesa del pronto soccorso.
Insomma, nella prima puntata, che dura il doppio di una normale, Carol subito pensa bene di tentare un suicidio per cause non ben capite manco in seguito, ma sicuramente legate alla fine di una storia con Doug, che fa da subito il bello & dannato ma tenero dentro. Mi è piaciuto che questa prima storia fra loro non sia mai stata mostrata. Comunque, Carol non muore e Doug comincia a struggersi di averla lasciata, tenta di riconquistarla ma tutto a modo suo e cioè sbagliato, tipo presentarsi a casa di lei ubriaco in piena notte. Mark nel frattempo comincia ad avere problemi con quella troia di sua moglie che, in linea teorica, avrebbe pure ragione (si è sempre occupata di casa & bambina e vorrebbe costruirsi un proprio futuro lavorativo), ma è talmente antipatica che non si può non tifare per il dolce e rassicurante pelatino. Inoltre il povero Mark fallisce una diagnosi e una paziente muore durante un parto (una puntata terribile e bellissima), cosa che lo deprime parecchio per tutta la serie.
Ah, dimenticavo Benton. Lui è Assistente al secondo anno in chirurgia ed è un figo, tutto serio, convinto, diligente e musone. Lo amo <3 La mamma sta male e dopo varie peripezie decide di trovargli una badante tuttofare, la gentile e capace Jeanie Boulet, la quale è sposata con Al, ma ciò non le impedisce di finire innamorata di Benton, ricambiata. Passano il tempo a parlare della mamma demente e di quando lui era piccolino, ma a loro sta bene così.
Compare anche Chloe, la sorella pazza di Susan, drogata, uno spirito libero, che sconvolge la super perfettina Susan. Chloe pensa anche bene di farsi mettere incinta da non si sa chi. Alla fine della serie partorisce (con un’assistenza pre-natale praticamente assente) direttamente tra le mani di Susan una povera creatura, che verrà quindi chiamata Susie.
Nel frattempo Carol si riprende, ricomincia la sua storia con un dottore noiosissimo di nome Taglieri che vorrebbe pure sposarla. C’è una breve parentesi in cui vorrebbe adottare una bimba russa orfana malata di AIDS (la madre di Carol è russa e lei parla un poco la lingua) ma la sua richiesta viene respinta per via del passato suicidio. Carol ovviamente va a consolarsi da Doug, che è l’unico che l’aveva appoggiata, cerca di baciarlo ma lui è super gentiluomo e la rifiuta con una dolcezza che c’è da morirci dietro: Doug 1 - Taglieri 0.
Alla fine della stagione c’è il matrimonio di Carol, che ovviamente non avviene perché Taglieri capisce che lei non lo ama quanto lui ama lei (sembra complicato, ma in realtà è tipo l’unico momento in cui Taglieri risulta simpatico). Ovviamente ancora una volta Doug la consola e la capisce. C’è questo momento dolcissimo in cui Carol dice di aver paura che non sarà mai felice e noi non possiamo che urlare allo schermo: tranquilla, tesoro, il momento arriverà ma devono ancora passare un centinaio di episodi! Doug 2 – Taglieri game over.

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